Category: Blog

  • Duplicate Post 1.0

    (English speakers: I’m simply writing in Italian things that you can read here and here)

    Duplicate Post è un plugin per WordPress che permette una cosa molto semplice: copiare un articolo o una pagina, campi personalizzati compresi, in una nuova bozza pronta per essere pubblicata. È vero che, in un blog, raramente ci si troverà nella necessità di copiare pari pari un post precedente: ma questa funzione è particolarmente utile se si usa WP come un CMS.

    Nessuno ci aveva pensato, a quanto pare, e allora tempo fa ho preso un plugin per WordPress e l’ho pesantemente modificato (forte della licenza GPL) per creare il mio primo plugin: appunto Duplicate Post.

    Finora, nelle sue varie versioni, risulta scaricato quasi 10.000 volte. Oggi ho licenziato la versione 1.0, che grazie all’aiuto di alcuni utenti e dei loro suggerimenti è perfettamente integrato con l’interfaccia di amministrazione di WordPress 2.7+, è localizzato, oltre che in inglese, in italiano, francese, spagnolo e giapponese, e offre anche la possibilità di “collaborare” con altri plugin che memorizzano metadati sui post in tabelle non standard (OK, un po’ astruso, ma chi deve capire capisce).

    Inoltre, dopo molte remore, ma spinto anche dalla buona risposta in termini di consigli e ringraziamenti, ho deciso infine di mettere a disposizione un pulsante con cui fare donazioni tramite PayPal. Si trova nella pagina apposita.

  • Cori, cori, ma ‘ndo cori?

    Un’aggiunta a quanto già calcolato.

    Prendiamo una distanza qualsiasi tra quelle elencate: A1 da Orte a Caserta Nord, lunghezza percorso 242,4 km.

    Prendiamo una tabella che dia un’idea dei consumi di un’auto di una certa cilindrata, che sia quindi capace di raggiungere i 150 km/h: ad esempio, una berlina da 1800 cc. Leggiamo che il consumo a 130 km/h è di 8,9 km/litro. Non è indicato il consumo a 150 km/h, ma data la dipendenza inversa col quadrato della velocità, lo possiamo quantificare in circa 6,7 km/litro.

    Quanto carburante in più spenderai per percorrere quei 242,4 km a 150 invece che a 130 km/h, nell’ipotesi di mantenere tale velocità per l’intera tratta, ovvero il caso ottimo teorico?

    • A 150 km/h si spendono 242,4/6,7 = 36,18 litri di benzina.
    • A 130 km/h si spendono 242,4/8,9 = 27,24 litri di benzina.

    Andando a 150 km/h si spendono 8,94 litri di benzina in più. Immaginiamo di pagarla ad un prezzo al momento piuttosto conveniente, ma comunque nella media di questo periodo: 1,3 €/l.

    Significa che spenderai 11,62 € di benzina in più.

    Immaginiamo che tu guadagni più dignitosamente, per poterti permettere un’auto del genere: 90.000 € l’anno. Netti.

    Ipotizziamo 13 mensilità, 40 ore settimanali. Fanno, a spanne, 44 € l’ora. Vale a dire che guadagni 0,73 € al minuto lavorativo.

    Per guadagnare gli 11,62 € con cui pagare la benzina aggiuntiva, devi lavorare poco meno di 16 minuti.

    Andando a 150 km/h invece che a 130 km/h per 242,4 km, hai risparmiato quasi 15 minuti di tempo. Ma ne dovrai lavorare quasi 16 per pagare il carburante consumato in più.

    Benvenuto nel mondo dei ritorni marginali decrescenti, idiota.

  • E quei 40 minuti li passerete in coda al casello.

    Elenco delle tratte automobilistiche dotate di tutor:

    • A4 – da Cavenago a Brescia Ovest: lunghezza percorso 65,1 km
      • A 130 km/h: 30’03”
      • A 150 km/h: 26’02”
        • differenza: 4’01”
    • A4 – da Brescia Est a Sommacampagna: lunghezza percorso 33,6 km
      • a 130 km/h: 15’30”
      • a 150 km/h: 13’26”
        • differenza: 2’04”
    • A1 – da San Zenone al Lambro (vicino a Lodi) al bivio con la A14 (presso Bologna): lunghezza percorso circa 190 km
      • a 130 km/h: 1h28′
      • a 150 km/h: 1h16′
        • differenza: 12′
    • A1 – da Orte a Caserta Nord: lunghezza percorso 242,4 km
      • a 130 km/h: 1h51’53”
      • a 150 km/h: 1h36’58”
        • differenza: 14’55”
    • A8 – da Legnano a Gallarate: lunghezza percorso 13,6 km
      • a 130 km/h: 6’17”
      • a 150 km/h: 5’26”
        • differenza: 51″
    • A14 – da Bologna Casalecchio a Rimini Nord: lunghezza percorso 113,7 km
      • a 130 km/h: 52’29”
      • a 150 km/h: 45’29”
        • differenza: 7′
  • Antenati a tavola

    Don’t eat anything your great grandmother wouldn’t recognize as food. Why your great grandmother? Because at this point your mother and possibly even your grandmother is as confused as the rest of us; to be safe we need to go back at least a couple generations, to a time before the advent of most modern foods. So depending on your age (and your grandmother), you may need to go back to your great- or even great-great grandmother. Some nutritionists recommend going back even further. John Yudkin, a British nutritionist whose early alarms about the dangers of refined carbohydrates were overlooked in the 1960s and 1970s, once advise, “Just don’t eat anything your Neolithic ancestors wouldn’t have recognized and you’ll be ok.”

    Non mangiare nulla che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo. Perché la tua bisnonna? Perché a questo punto tua madre o perfino tua nonna sono confuse quanto noi; per essere sicuri dobbiamo tornare indietro almeno un paio di generazioni, ad un tempo precedente all’avvento della gran parte dei cibi moderni. Per cui a seconda della tua età (e di tua nonna), potresti dover tornare indietro alla tua bis- o persino trisnonna. Alcuni nutrizionisti raccomandano di tornare ancora più indietro. John Yudkin, un nutrizionista britannico i cui allarmi precoci sui pericoli dei carboidrati raffinati furono ignorati negli anni ‘60 e ‘70, una volta consigliò: “Basta non mangiare niente che i tuoi antenati neolitici non avrebbero riconosciuto come cibo, e andrà bene.”

    (Michael Pollan, In defense of food, 2008)

  • Cialtroni

    Leggo:

    Il parroco di Fossa, don Gaetano (sacerdote di origine africana), ha donato oggi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi un crocefisso nel corso della cerimonia della consegna delle case di legno agli abitanti del paese terremotato.
    Il parroco ha offerto il crocefisso senza fare riferimenti espliciti alla sentenza della Corte europea dei diritti umani che ne vieta l’affissione nelle aule scolastiche, e ha chiesto al premier di consegnarlo al presidente della Commissione europea.

    Mi chiedo se il Presidente del Consiglio ha fatto notare al solerte parroco la sua solenne castroneria: inviare ad una carica dell’Unione Europea un crocifisso in risposta alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che è espressione del Consiglio d’Europa, un organismo completamente differente.

    Eppure sarebbe bastato leggere la lista dei giudici della Corte, che conta anche un serbo e un turco. Sicuramente non cittadini UE…

  • (T)errorismo e ideologia da trailer

    Riguardo al documento delle sedicenti Brigate Rosse, chiaramente un falso malrealizzato, non riesco a togliermi dalla testa che quel “la lotta s’intensificherà” viene pari pari dal film di Soderbergh su Che Guevara (la si sentiva anche nel trailer).

    Dei comunisti che non citerebbero Guevara ma un film su Guevara. Le abbiamo viste proprio tutte.

  • All’On. Stefano Pedica, senatore IDV

    Leggo su Repubblica.it una Sua dichiarazione riguardo alla questione delle Frecce Tricolori:

    L’Idv: “Prendiamo ordini dai beduini”. ”I piloti delle nostre frecce tricolori obbligati a decollare e ad omaggiare uno Stato che non riconosce i diritti umani – aveva affermato il senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica in mattinata – che chiede tangenti al nostro Paese, cinque miliardi di euro, per non far sbarcare i clandestini, e per non riaccendere la loro matrice terrorista. Prendiamo ordini dai beduini e non dal Ministro La Russa, una vergogna che se ne dovrà discutere in Parlamento subito convocando le commissioni difesa”.

    Spero che vorrà smentire o ritrattare una dichiarazione con termini francamente razzisti (“beduini”) che si addicono alla Lega Nord, non ad un senatore del partito che ho votato.
    Io sono d’accordissimo sull’uso di un vocabolario che dica pane al pane e vino al vino, e che definisca ad esempio “fascista” questo governo senza nascondersi dietro ad un dito. Ma usare la parola “beduino” a mo’ di insulto è ingiustificabile.

    Ho inviato questo messaggio alla bacheca del senatore sul sito dell’Italia dei Valori. Vedo che già un’altra persona, poco dopo, ha rimproverato l’infelice uscita.
    La biografia politica dell’On. Pedica si trova sulla Wikipedia italiana.

  • “The bigger they are, the harder they fall”

    What happens if you choose EROEI curves that decline faster or slower?
    One can change the curve for one that declines faster, such as a cubic. In this case, the world doesn’t even have time to adapt to the first peak in production of a fossil fuel (peak oil), and industrial production collapses before there is time to switch to another source.
    If one changes to a curve that declines slower, such as a linear curve, an interesting thing happens: collapse happens later, but when it does, it’s much faster and catastrophic. The world has time to adapt gradually to each of the peaks in each fossil fuel with not too much disruption, but when it reaches the final one, it affects food production in a catastrophic way. Climate change has been making it harder and harder to get adequate crop yields, and this world compensated by more and more industrial inputs to agriculture. When the final energy crisis hits, a significant portion of the world industrial base is dedicated to try to keep at bay the food crisis, and when that fails, everything else does.

    Cosa accade se si scelgono curve dell’EROEI che declinano più velocemente o più lentamente?
    Si può cambiare la curva in una che declina più velocemente, come una cubica. In questo caso, il mondo non ha neppure il tempo di adattarsi al primo picco di produzione di un combustibile fossile (il picco del petrolio), e la produzione industriale collassa prima che ci sia tempo per passare ad un’altra fonte.
    Se si passa ad una curva che declina più lentamente, come una curva lineare, succede una cosa interessante: il collasso avviene più tardi, ma quando accade, è molto più rapido e catastrofico. Il mondo ha il tempo di adattarsi gradualmente a ciascuno dei picchi di ciascun combustibile fossile senza troppi problemi, ma quando raggiunge quello finale, esso colpisce la produzione di cibo in modo catastrofico. Il cambiamento climatico ha reso sempre più difficile ottenere raccolti adeguati, e questo mondo ha compensato con sempre maggiori contributi industriali all’agricoltura. Quando infine colpisce la crisi energetica, una porzione significativa della base industriale mondiale è dedicata a cercare di contenere la crisi alimentare, e quando fallisce, fallisce ogni altra cosa.

    (Dolores García, New World Model – EROEI issues)

  • Riforma delle pensioni

    The life expectancy of adults is longer than that in many more complex societies, even tough the Bushmen suffer higher infant mortality and a higher death rate from accidents because of the absence of doctors and hospitals. About a tenth of the Bushmen studied by the interdisciplinary team were older than sixty years – or approximately the percentage of the elderly in many agricultural and industrialized societies where medical care is available.

    Nor, of course, do the Bushmen have to work very hard. Males are not expected to hunt until they have been married (usually between the ages of twenty and twenty-five) and have a family to feed. So, on a typical day, healthy young men spend their time visiting at nearby camps or resting at their own, while their older relatives provide food for them. And most males retire from active hunting in their fifties. The combination of carefree adolescence and an unstrenuous old age means that about forty per cent of the population contributes virtually nothing to the band’s subsistence.

    L’aspettativa di vita degli adulti è più lunga di quella di molte società complesse, anche se i Boscimani soffrono di una più alta mortalità infantile e di un più alto tasso di decessi per incidenti, a causa dell’assenza di dottori e ospedali. Circa un decimo dei Boscimani studiati dal gruppo interdisciplinare avevano più di sessant’anni – all’incirca la percentuale di anziani in molte società agricole e industriali in cui sono disponibili cure mediche.

    Né ovviamente i Boscimani hanno bisogno di lavorare sodo. Non si pretende che i maschi caccino fino a quando non sono sposati (di solito tra i venti e i venticinque anni d’età) e hanno una famiglia da sfamare. Quindi in un giorno tipico i giovani in salute spendono il loro tempo facendo visita agli accampamenti vicini o riposandosi nel proprio, mentre i loro parenti più vecchi provvedono al loro sostentamento. E la maggior parte dei maschi si ritirano dalla caccia attiva tra i cinquanta e i sessant’anni d’età. La combinazione tra un’adolescenza spensierata e una vecchiaia senza fatiche significa che circa il quaranta percento della popolazione non dà praticamente alcun contributo al sostentamento della banda.

    (Peter Farb, Humankind, 1978)

  • Transculturalizzazione

    One rarely mentioned aspect of the encounter between Indians and Whites was the appeal that the Indian societies held for generation after generation of Whites. No sooner did the first Europeans arrive in North America than a disproportionate number of them showed a preference for Indian society over their own. Within only a few year after Virginia was settled, more than forty male colonists had married Indian women, and several English women had married Indians. The colony of Virginia had only one reason for instituting severe penalties against going to live with Indians: Whites were doing just that, and in increasing numbers. In fact, the word “Indianize” – in its meaning “to adopt the ways of the Indians” – originated as far back as the seventeenth century, when Cotton Mather was led to inquire: “How much do our people Indianize?” They did so to a great extent. Throughout American history, thousands of Whites enthusiastically exchanged breeches for breechclouts.

    Indianization impressed Michel Guillaume Jean de Crèvecoeur, who wrote in 1782 in his Letters from an American Farmer: “There must be in the Indians’ social bond something singularly captivating, and far superior to anything to be boasted of among us, for thousands of Europeans are Indians, and we have no examples of even one of those Aborigines having from choice become Europeans.” Crèvecoeur touched precisely the sore spot that so bewildered Whites: Why did transculturalization seem to operate only in one direction? Whites who had lived for a time with Indians almost never wanted to leave. But virtually none of the “civilized” Indians who had been given the opportunity to sample White society chose to become part of it. And the White squaw men persisted in their defections, even though they were subjected to legal penalties and to great contempt from other Whites.

    […] Why did not Indians enter White society, particularly in view of the numerous attempts made by Whites to “civilize” them? The answer is that the White settlers possessed no traditions comparable to the Indians’ hospitality, sharing, adoption, and complete social integration. Indians who associated closely with the Whites soon found themselves confronted by a social system in which – although they might on occasion be courteously and even kindly treated, or indeed be clothed and educated – tradition did not permit the adoption of an Indian as an equal member of the family. The Whites who educated Indians did so with the idea that these would return to their own people as missionaries and thus spread the gospel, not that they might become functioning member of the White society.

    Un aspetto citato di rado dell’incontro fra gli Indiani e i Bianchi fu il fascino che le società indiane ebbero sui Bianchi per generazioni e generazioni. Non appena i primi europei arrivarono in Nord America, un numero sproporzionato di essi mostrò una preferenza per la società indiana rispetto alla propria. Entro pochi anni dalla fondazione della Virginia, più di 40 coloni maschi avevano sposato donne indiane, e molte donne inglesi avevano sposato indiani. La colonia della Virginia aveva un’unica ragione per stabilire severe punizioni contro chi andava a vivere con gli indiani: i Bianchi lo stavano appunto facendo, e in numero crescente. In effetti, la parola “indianizzarsi” – nel senso di “adottare i costumi degli Indiani” – ha origine almeno al 17° secolo, quando Cotton Mather 1 fu spinto a chiedersi: “quanto si sta indianizzando la nostra gente?” Lo stavano facendo a fondo. Nel corso della storia americana, migliaia di Bianchi scambiarono con entusiasmo i calzoni europei con le braghe tipiche indiane.

    L’indianizzazione colpì Michel Guillaume Jean de Crèvecoeur, che scrisse nel 1782, nelle sue Lettere di un fattore americano: “Nel legame sociale degli Indiani ci deve essere qualcosa di singolarmente attraente, e di molto superiore a qualsiasi cosa di cui possiamo vantarci, giacché migliaia di europei sono Indiani, e non abbiamo esempi neppure di uno solo di quegli aborigeni che abbia scelto di diventare europeo.” Crèvecoeur toccò il tasto dolente che faceva tanto infuriare i Bianchi: perché la transculturalizzazione sembrava operare solo in un senso? I Bianchi che avevano vissuto per qualche tempo con gli Indiani non volevano andarsene quasi mai. Ma praticamente nessuno degli Indiani “civilizzati” che avevano avuto l’opportunità di assaggiare la società dei Bianchi scelse di farne parte. E gli uomini Bianchi squaw continuarono nelle loro defezioni, anche se erano soggetti legalmente a pene e a grande disprezzo da parte degli altri Bianchi.

    […] Perché gli Indiani non entrarono nella società Bianca, soprattutto considerando i numerosi tentativi dei Bianchi di “civilizzarli”? La risposta è che i coloni Bianchi non avevano tradizioni paragonabili all’ospitalità, la condivisione, l’adozione e la completa integrazione sociale degli Indiani. Gli indiani che frequentarono da vicino i Bianchi si trovarono presto alle prese con un sistema sociale in cui – anche se potevano occasionalmente essere trattati con cortesia o per fino con gentilezza, o persino vestiti ed educati – la tradizione non permetteva di adottare un Indiano come un membro alla pari della famiglia. I Bianchi che educavano gli Indiani lo facevano con l’idea che costoro sarebbero tornati presso il proprio popolo come missionari e avrebbero diffuso il vangelo, non che essi potessero diventare membri effettivi della società dei Bianchi.

    (Peter Farb, Man’s rise to civilization: the cultural ascent of the Indians of North America, 2nd edition – 1978)

    1. noto politico puritano dell’epoca, tra gli ispiratori del processo alle streghe di Salem del 1692